Amo quello che non dura – di Letizia Turrà

Amo quello che non dura. di Letizia Turrà

Quasi tutte le storie, prima o poi, si rendono insopportabili al ricordo. Anche quelle più belle, che tendono ad essere svilite dalla memoria, lasciandoci un grande vuoto esistenziale.

Morirò con questa mia tendenza a voler scartare la possibilità di un legame con ogni cosa che mi contorna.

Per questa ragione ho sempre preferito gli incontri occasionali alle relazioni sentimentali.

Nell’occasionalità risiede la maggiore voglia di scoprirsi e scoprire l’altro, che non diverrà mai scontato. È come ritrovarsi in un territorio inesplorato dove ogni giorno sarai preda dei tuoi impulsi più abietti, quelli che non mostreresti mai a nessuno.

Un giorno esplori un’isola remota come un uomo maturo che non credevi mai ti sarebbe piaciuto, e un altro giorno un uomo “croccante”, dal sapore ancora indefinito.

Così l’esplorazione continua nel tempo, senza trovare mai la sua fermata; quella ricerca spasmodica non richiede impegno da parte tua, né costanza alcuna; non devi attendere che il telefono squilli né devi incastrare appuntamenti in agenda; non devi nemmeno preoccuparti di cancellare ogni traccia di quell’uomo dal corpo, e dalla mente.

Il fortuito ti dà l’occasione di sentirti libera da ogni vincolo, impedisce in qualche modo al tuo cuore di soffrire; placa la tua ira quando non hai nessuno con cui parlare poiché impari a non volere più nessuno al tuo fianco che ti svuoti, o usi le tue fragilità per colpirti.

Perché stai pur certo che succederà: tutto ciò che avrai condiviso con una persona per gran parte della tua esistenza un giorno ti si rivolterà contro, diventando la parte orrenda del tuo vivere, il coltello che frange nel tuo fianco, le lacrime amare che bruceranno appena al di sotto del palato per poi smarrirsi, scendendo lungo la gola.

Amo quello che non dura, è questa la sola realtà.

Amo e desidero ardentemente quel vivere a metà, sospesa tra la ragione e il pentimento, tra una carezza e il rimorso di non avere dato abbastanza.

Fonte: Visita il Blog di Letizia Turrà

ph: Carla Van de Puttelaar


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CARNEVALE CON “LA MOR(T)E DI PULCINELLA” di Cristoforo Russo

CARNEVALE CON “LA MOR(T)E DI PULCINELLA” 100 X50cm tecnica mista su tela

Tra le rovine nell’antichità e le maschere della tradizione italiana, irrompono i Super-putti. Chi l’avrà vinta? Pulcinella che esautora già alla fine del ‘800 la sua funzione di intrattenimento, oggi più che mai rappresenta il paradosso delle realtà italiane: contraddizioni di un popolo che alimenta sino allo sfinimento il campanilismo tra guelfi e ghibellini, San Gennaro e Sant Ambrogio, centro e periferia, alici dell’adriatico e del Tirreno, nord e sud, Turris e Savoia, Valpolicella e Greco di Tufo, casu martzu e anduja. Microcosmi unici, baluardi di sapere che si lasciano penetrare dalla prima moda esotica che arriva da oltreoceano. Globalizzazione oppure irriconoscenza? “Le opere di Cristoforo sono una sintesi tra impressione ed espressione, rivisitate in chiave contemporanea; una pittura legata indissolubilmente alle grandi scuole dei romantici di fine ‘800, ma che trova attraverso nuovi canoni espressivi , l’essenza di sentimenti moderni. Attraverso l’utilizzo dei colori si leggono il tormento e le contraddizioni del nostro tempo” (Architetto Raffaele Califano).


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FUTURA PER SAN VALENTINO

L’autore presenta quest’opera “Futura” consapevole che l’amore va offerto dietro le quinte soprattutto ai piu’ deboli. Chi si lascia andare nelle nostre braccia ripone in noi fiducia incondizionata e merita solidarietà tutte le volte che le circostanze lo rendono necessario. Due corpi stretti in un unico abbraccio… l’autore non celebra solo l’innamoramento, ma in fondo c’è molto di più: affidarsi completamente all’altro, cedere e nello stesso tempo farsi sorreggere da chi in quel momento è più forte e può aiutarti. La solidarietà, questa è la chiave della felicità, non una vita utopica senza dolori, ma la certezza che dietro ogni uomo in difficoltà ci sia qualcuno pronto a non farti cadere e a far sentire il proprio calore. I colori che l’autore sapientemente distingue e nello stesso tempo fonde in sprazzi di luci ed in tratti di ombre non sono nient’altro che la metafora di quanto sia importante questo meraviglioso abbraccio.

Cristoforo Russo – Artist

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Irene Pazzaglia – in arte Yrene Primavera ci parla del suo ultimo dipinto, “L’ Anima”

Irene Pazzaglia – in arte Yrene Primavera “L’ Anima”, tecnica mista 80 x 60

“Ho spesso l’abitudine, forse superflua per chi pensa che l’arte debba essere lasciata esclusivamente all’interpretazione dell’osservatore, di accompagnare i miei dipinti con qualche riga allo scopo di rivelarne, almeno parzialmente, il significato. Tutte le mie opere sono contraddistinte da un’impostazione metaforica, e anche la mia ultima “creatura” non si sottrae a questo destino. “L’ Anima” è la personificazione del mio stato interiore attuale, raggiunto dopo un lungo cammino disseminato di difficoltà, in cui le ferite interiori e le umiliazioni inferte gratuitamente sembravano non trovare una difesa e una risposta efficace nella valorizzazione della propria autostima.
Il volto etereo ed evanescente della donna che nell’allegoria rappresenta la mia anima è dominato da due immensi occhi cerulei che fissano con intensa dignità lo spettatore, come se fossero intrisi della consapevolezza che le profonde ferite interiori, lungi dal privare lo spirito della sua forza luminosa, lo hanno reso più forte e inattaccabile, donandogli una purezza e uno splendore abbaglianti che sovrastano la percezione delle cose terrene e la miseria delle meschinità umane. Le farfalle che si librano delicatamente verso l’alto simboleggiano la rinascita e la profonda consapevolezza della propria forza spirituale.”


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Il volo dell’aquilone. di Irene Casaccia

Irene Casaccia

C’era una volta,
e non troppo lontano,una bambina con una bizzarra idea: far volare un aquilone al di sopra delle nuvole fino a toccare le stelle.
Ferma e decisa, un pomeriggio si recò in una vasto parco e lì provo il suo folle esperimento.
Incurante del vento che le remava contro,iniziò a correre dando corda al povero aquilone che invece di innalzarsi precipitò più e più volte al suolo fino a rompersi.
La bambina umiliata dai mille sguardi che oramai la puntavano perplessi,se ne tornò a casa.
Prese l’aquilone,lo buttò dentro una scatola e lo infilò in un angolo più nascosto del suo armadio.
“-Sei uno stupido aquilone e io stupida a farti volare!-“
A volte la notte le sembrava sentirlo muovere all’interno dell’armadio … suggestione?
Un po’ di anni passarono e la bambina oramai adulta in un pomeriggio assolato,si trovò a rimettere in ordine vecchie cose … e lì proprio in un angolo più nascosto del suo armadio dentro una vecchia scatola, trovò il suo vecchio aquilone.
Rimase a guardarlo per un tempo a lei infinito. Cercò di accomodarlo alla meno peggio e poi guardando fuori …
La ragazza si recò nello stesso parco ma stavolta si accertò che il vento le fosse a favore,diede corda e iniziò a correre.
Come per magia stavolta quel vecchio aquilone prese quota ora barcollando,ora planando fiero.
Non volò al di sopra delle nuvole ma era già un inizio.
Oggi il mio aquilone ha trovato una casa e Chiara lo ha voluto per se. Eppure io so che lui un giorno volerà così in alto che si narrerà una storia:
la storia di un aquilone che volò al di sopra delle nuvole fino a toccare le stelle.
Casaccia Irene

Irene Casaccia

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