L’aspirazione all’affrancamento da schemi e pregiudizi nell’ opera “Orgoglio di donna” di Agostino Colella

“Orgoglio di donna” di Agostino Colella

Su uno sfondo caratterizzato da linee e forme geometriche ripetute all’infinito, che vanno a formare una sorta di reticolo, irrompe la voluttuosa concretezza di una bellissima donna, il cui corpo è raffigurato in una posa decisa e risoluta, ma allo stesso tempo contraddistinta da una sinuosa ed armonica eleganza, tratto distintivo delle figure femminili di Agostino Colella. L’uso del contrasto chiaroscurale, magistralmente dosato, contribuisce a donare volume e ad esaltare le forme, la cui morbidezza è animata da un composto movimento che conferisce una leggiadra elasticità alle sembianze scultoree delle membra. Il cromatismo ridotto all’essenziale permette di concentrare l’attenzione sulla dinsmicità e sulla posa della figura e, di conseguenza, sul nodo concettuale del tema raffigurato, che di primo acchito rimanda al confronto tra la Natura e la sua trasposizione nell’arte, e a come la rappresentazione dei soggetti raggiunga punte di realismo talmente elevate da acquisire maggiore concretezza della Natura stessa, rompendo i confini della mera esecuzione tecnica e artistica. La sensuale plasticità delle forme sembra emergere con forza da un universo di linee asettiche e preordinate, la cui razionale disposizione appare come una gabbia, una severa prigionia ideologica dalla quale la donna, con l’orgoglio e la sicurezza della propria femminilità, cerca di liberarsi, aspirando a tenere le fila del percorso che caratterizza la propria esistenza. Agostino Colella rappresenta ancora una volta la forza muliebre, la cui bellezza, lungi dallo scaturire solo dalla grazia estetica, risiede nel sapiente equilibrio tra intelligenza e potere seduttivo, e soprattutto nel forte senso di indipendenza che porta la donna a prendere il controllo della propria vita, al di là di linee severamente impostate, di schemi sociali, di pregiudizi e convenzioni. In questa opera la rappresentazione tecnica e figurativa procede di pari passo con quella simbolica ed ideologica. Così come l’anima, forte della sua libertà, si ribella alla schematica imposizione omologante di tipo convenzionale, il disegno diviene corpo reale e dinamico. Oltrepassando il confine empirico del tratto, valicando il limite concreto imposto dalla raffigurazione, la linea si tramuta in carne, in materia, in vita, animandosi di fronte all’artista e all’osservatore, proprio come la statua di Afrodite che inizia a respirare e a muoversi di fronte a Pigmalione.”


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