Simonetta Barini, la sua espressività spazia dal paesaggistico, alla ritrattistica di infanti, sino al figurativo. Dott.ssa Francesca Mezzaetsta storico e critico dell’Arte

Simonetta Barini

Nasce e vive a Verona, e dagli anni ’90 attiva nella sua ricerca pittorica nell’atelier a Capi David fondato dal M° scultore Armando Poli.
La sua espressività rivisita più generi dal paesaggistico, alla ritrattistica saprattutto di infanti, spaziando sino al figurativo in evoluzioni anatomiche soprattutto di campionesse dell sport acquatico e danzatori.
Insegna pittura acrilica all’assiciazione Arcobaleno, fa parte anche dell’Accademia di Arte e Artigianato della sua città, dove ha esposto al foyer del “Teatro Nuovo” nella Casa di Giulietta, alla Chiesa si San Fermo e al Palazzo della Gran Guardia.
Tra il 2001/15 riceve numerosi premi e riconoscimenti (Biennale di Roma, a Paermo: Il Premio della Critica d’Arte con “Carnet de Voyage” per la mini personale presso il Circolo Ufficiale in occasione del “GrandGalArte”, a Cefalù in occasione dell’Earth Day 2018 di fronte al Duomo e nel 2019 alla Galleria D’Arte Civica Moderna di Monreale e di recente al “Dal Kosmos al Khaos” a Palazzo Jung a Palermo, dove ha catturato l’attenzione del pubblico con le sue sirene “klimtiane” contemporanee.
La sua ispirazione viene daal’elemento che più ama: l’acqua, e in cui la donna ne è simbiosi e simbolo della sua energia, forza e vitalità. Le sue opere sono state scelte come testimonial di manifestazioni internazionali sia in arte che nello sport e come immagine in due copertine di libri scritti da autorevoli autori.
Le campionesse, rappresentano vere “stars” del nuoto sincro e i loro corpi sono descritti come un prolungamento delle onde e del fluire dee’acqua.
Del resto l’artista in passato ha allenato squadre italiane e ha conquistato mete e medaglie d’ro olimpiche con vittorie internazionali. Da ciò la pittura è frutto di consapevolezza anatomica i ogni movimento aggraziato del corpo dentro l’acqua, fuso con l’armonia dei suoi motus in un tutt’uno di bellezza primordiale del femmineo.
Nell’impero di quell’onda che travolge dolcemente anche il pubblico nell’osservarle come se l’acqua uscisse dalla superfice pittorica la figura si metamorfizza con l’elemento natura di cui lo sport ne è transfert.
Tra ninfeee antropomorfe come cascate a forma di donna, gronda e ondula in danze specchiandosi in acqua argentea e madreperlacea, tra i vortici dei capelli. Cinetiche emozioni e ritmo cromatico, le rendono vive tra gli oceanici sensi i cui Mater Natura è grande grambo cosmico simbolo tra acqua e mascita.

“Alice” ritratto olio su tela – Simonetta Barini – Artist


Simonetta Barini è nota anche per i ritratti di bambini, dove coglie espressioni sornione e ironiche, cui la loro personalità tra gioco o ingenua dolcezza, monellerie o introspezioni divertenti, la rendono unica. Nell’ultima produzione, atlete stile “vintage” munite di cuffie decorate da cui escono cornette nella metafora del “Ti ascolto” (sotto acqua i suoi mutano così come nel profondo) e dalle espressioni empatiche e suadenti, sino a “Disobbedienza Fuori Onda” dove la nuotatrice fuma disobbediento alle regole che la natura ci impone di cui la disciplina nello sport ne è esempio (di non inquinare l’ambiente e dunque noi stessi).
Forse l’unica donna che “esce fuori onda” da questa tela perché poi … tutte le altre sono simbolo di quel plasticismo armonioso e ci mostrano donne “immerse” nella loro forza, carattere e tenacia con modalità oceanica all’infinito.

Dott.ssa Francesca Mezzaetsta storico e critico dell’Arte


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Trovarsi davanti a un bivio: non scegliere i propi temi – essere scelti da essi. Tammaro Cristiano

Particolare dell’istallazione … “le emozioni prendono forme … e colore”

È Cristiano stesso che si trova davanti a un bivio: non scegliere i propi temi – essere scelti da essi.
È la forza del suo temperamento passionale-emotivo, la sua passionalità, l’amore e la passione che intrigano i corpi, i simulacri antropomorfi fatti di materiali non convenzionali, ma affini ai suggerimenti di patimento, di ogni oggettivazione bellica, la forza dei destini che spingono l’uomo-artista verso la china aspra della verità, poiché lo scopo principale di Tammaro è quello di essere in prima linea, un risonatore di giustizia riparatrice, dove gli altri non osano vedere e andare.
In realtà, Cristiano è un poeta come Omero, e la sua poesia che tutto impregna le sue opere, i personaggi, oggetti, l’odio e la guerra che stravolgono il mondo dell’esistenza, come li ha vissuto durante la sua militanza di graduato, pur essendo contrario alla guerra, lo avvicina ai grandi temi, che nella surrealtà del simbolismo onirico, anche se sono stimolo al particolare senso di “libertà” interiore e giustizia, quale riscatto dall’oppressione dell’egoismo umano che tuttu divide e genera conflitti, il suo surrealismo è sempre stato realisicamente così ribelle, a volte dissacrante di ogni convenzione, mai descrittivo”.
Di un suo sentire introverso che và al di là della visione surreale, già nelle istallazioni che fanno di lui, uno sciamano avanguardista.
Ricerca, denuncia, protesta, conquista, rappresentazione del “nuovo” anche provocatore delle coscienze dormienti. La poesia scultorea di Tammaro l’ha portato nelle zone più rischiose dell’arte, dove l’artista di Anzio gioca tutto se stesso, anche la propria anima, affascinato dalla verità e dalle sfaccettature di una giustizia che redime.
In quella sorta di potere delle sesazioni catalizzanti energia espressiva che rende comunicabile anche l’immobilità della materia, ed ogni rappresentazione sia pur crudele dei mmassacri, diventano elementi esseziali delle sue composizioni.

Alfredo Pasolini


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L’ascesa alchemica del corpo nella fluidità dellacqua: La pittura di Simonetta Barini

Nel tempo e nella memoria s’iscrivono profondamente le figure, placidamente immerse nell’acqua, di Simonetta Barini.
Si tratta di giovani eleganti, flessuosi, che si muovono nell’elemento liquido con una naturale familiarità e si accendono di una luce, tutta interiore, che evoca quel senso di appartenenza e di atavica provenienza a questo principium vitale.
In questo senso, il dato biografico e quello artistico trovano un affinità elettiva, una convergenzache rende realtà e immaginativo dove ogni movimento e ogni postura segue con straordinaria propensione l’andamento, ora pacato ma più frequente vorticoso, delle onde generate dal movimento che diventa vera e propria danza, espressione pura.
L’emergere dall’acqua e il tuffarsi in essa ricorda quel cammino, fisico e interiore, che rimanda all’origine dell’essere, all a nascita e al divenire secondo l’adagio di una parte rilevante del pensiero presocratico per cui tutto è acqua e tutto nasce dall’acqua.
I movimenti sincronizzati delle figure che Barini definisce con una pennellata sciolta e succosa modellano corpi che piano perfettamente sincronizzati quasi a disegnare figure d’acqua che lasciano una profonda scia nel cuore, la stessa che si carica di un’energia che si sprigiona in un modo davvero dinamico.
Tale energia viene resa in flessuosi passaggi cromatici che incorniciano volti e membra in continuo movimento che raggiungono, nella sintassi immaginativa di Simonetta, una sfera automaticamente onirica, molto spesso resa da un moto ondoso che sembra avvolgere le figure e creare a contempo dei vibranti quanto trasparenti riflessi. In altri casi, invece, le figure vengono circondate da questi flutti, inglobati in essi quasi a volerne preservare la purezza e, nel contempo cercando – riuscendoci – di trasmettere sensazioni che vanno a scandagliare anche aspetti intimi e riposti dell’uomo.

Non a caso in uno dei quadri più noti della pittrice veneta si osservano due figure nude avvinghiate in un plastico abbraccio all’interno di una gigantesca bolla: a metà fra danza e rimando a un erotismo scevro da qualsiasi volgare trivialità, il quadro sublima l’armonia dei corpi maschile e femminile attraverso la forza della forma pura che si libera, quasi a richiamare, per certi aspetti, la lezione del capolavoro scultoreo boccioniano Forme uniche di continuità nello spazio (1913, Milano, Museo del Novecento), interpretandola in maniera attuale e personalissima secondo un dettato espressivo che risulta, in definitiva, una traduzione alchemica della forma resa attraverso la spazialità dilatata dell’acqua.
Di studio figurale è giusto parlare anche della lunga e affascinante galleria di ritratti che compare nella produzione di Simonetta.
In questo caso l’artista presta un’attenzione tutta particolare al viso dei bambini, colti in espressioni serie ma anche in divertenti smorfie che li rendono estremamente dolci.
Ed è proprio questa caratura espressiva, che fa leva sulla spontaneità, a rendere questi portraits estremamente realistici, lontani da qualsiasi estremizzazione e perfettamente rispettosi del soggetto raffigurato.
Sguardi furbi, attenti a volte sornioni sono quelli che si colgono cercando quell’armonia di luce, forme e colori che rimanda direttamente ai corpi fluttuanti nell’acqua, palesando una coerenza stilistica che risulta, in definitiva, il tratto caratterizzante e distintivo della pittrice veneta.

Tratto dal libro “Scrissi d’Arte” Simone Fappanni


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L’universo di Tammaro Cristiano nel cuore di un secolo incandescente come il nostro

Paricolare dell’istallazione ” le emozioni prendono forme … e colori

vive sotto il segno della lacerazione. I suoi plasticismi scultorei, nello scavo e nella modellazione tridimensionali, manifestano un artista creativo, con un vasto spettro di possibilità atte a completare la sua fantasia e la realizzazione dei suoi concetti.
La sua ricerca spazia un territorio attraversato dalla folgore, dal perturbamento della coscienza, dalla passionalità dei sensi, incapace di indifferenza.
Non lavora semplicemente per un inpulso estetico, ma perché una sofferenza acuta lo strazia e lo costringe ad affrontare temi di grande attualità, cui l’istinto creativo e la passione per la crudeltà del realismo, nella sua compposizione di alta definizione della vibrante carica espressiva, non sono mai arbitrarie: è la matrice di tutte le sue opere.

Alfredo Pasolini


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“L’Arte interpreta la variegata sinfonia del Ritmo della Natura “- a cura della dott.ssa. Irene Pazzaglia “

Si è conclusa ieri la mostra collettiva “Il Ritmo della Natura”, in esposizione dal 24 ottobre al 6 novembre alla Numen Art Gallery.
Attraverso la contemplazione delle opere esposte in sala, contraddistinte da tecniche e stili differenti, l’osservatore ha potuto instaurare un rapporto con la parte più pura e autentica di ognuno, quella legata a profonde e antiche radici primordiali e all’energia ancestrale e primitiva della Natura.
Una Natura la cui essenza è stata interpretata e rappresentata in moltissimi modi diversi, in manifestazioni che ci hanno indotto a riflettere sulle molteplici sfaccettature che può offrire questo tema.
La Natura è dotata di una forza impetuosa che può mettere l’uomo a dura prova, ma anche affascinarlo con la travolgente seduzione del suo mare in tempesta, come nell’opera “L’onda anomala” di Elisa Giordano. La potenza dell’elemento naturale può incarnarsi in un’immagine reiterata che attinge contenuti e linguaggi metaforici dall’accostamento del paesaggio al mondo animale, come nel dipinto “Cavalloni “di Marco Castellari.
Flora e fauna rappresentano emblematicamente le bellezze del creato, la cui vitalità si sprigiona dalla forza dei quattro elementi, nell’opera di Ida Costa “Pianeta Terra – il trionfo della Natura “. Possiamo assistere, in alcuni lavori, ad un impiego di materiali di riciclo, oppure di legni e rami di alberi, come nelle opere di Viviana Romagnani e Giovanna Vasapollo, contenenti messaggi importanti e accorati appelli per la salvezza del nostro pianeta.
Quello che ci lega alla Natura e al mondo animale è spesso un rapporto intimo e meraviglioso, vissuto in totale libertà e armonia con piante e animali e con la parte più libera e indomabile di noi stessi, come ci mostrano i lavori di Isabella Bianchini e Francesco Zero.
Il rapporto tra uomo e animale si tinge di delicate sfumature di tenerezza nel dipinto “Carezze” di Nadia Portelli, che raffigura l’amicizia speciale che lega un cavallo ad una bimba.
Il paesaggio naturale è a volte teatro di romantici incontri oppure porto accogliente per le esternazioni di pensieri e riflessioni che animano il proprio mondo interiore, come nelle opere di Barbara Trani.
La Natura è il rifugio dell’anima, il ventre nel quale ritorniamo dopo la nostra morte: l’elemento naturale della distesa acquatica diviene una culla pronta ad accogliere, come un liquido amniotico frutto di materna comprensione, la sventurata Ofelia del dipinto “Imprevedibili Incontri” di Rita Carrodano”.
La più soave manifestazione dell’universo naturale e dei suoi processi, il fiore, può essere sospesa nell’attimo senza tempo della dolce oscillazione dei rami, come nell’ “Oleandro fluttuante” di Silvia Amici, oppure rappresentato nelle tenui sfumature della sua delicata bellezza come nell’acquerello di Rosalba Ferilli, o ancora sublimato ed esaltato nel miracolo della sua perfezione che dona gioia quotidiana nelle particolari realizzazioni in cartapesta di Ettore Pasetto.
La Natura risiede in una spiaggia teneramente baciata e illuminata dal sole come in “Volo di gabbiani “di Rosalba Ferilli, o in un paesaggio dalle molteplici sfumature cromatiche che ci rammentano il succedersi delle quattro stagioni in una perpetua trasformazione che non smette mai di sorprenderci nell’opera “Sorprendente Natura” di Giuliana Pellacani.
Il bambino africano rappresentato da Mario Bova reca nel suo volto scarno ed emaciato e nell’espressione incredibilmente dolorosa del suo sguardo la sofferenza per la privazione dell’amore che la Natura gli sta negando; “La donna del mare ” di Antonella Caione riflette negli occhi la tristezza e, insieme, la speranza, legata a quel mare che cerca di attraversare e che riversa la sua profondità azzurra nelle sue vesti; un altro rapporto intenso, questa volta quasi simbiotico, tra donna e mare si può osservare nell’ opera di Rita Milani, “Sguardo sul mare”, dove la correlazione e lo scambio tra la figura femminile e la distesa azzurra oggetto della sua contemplazione raggiungono livelli altissimi fino a diventare quasi una fusione ineffabile che lega nell’anima e nel corpo la donna al mare; la stessa elevazione spirituale, che ci riporta allo stupore romantico dell’uomo dinanzi all’ immensità della Natura, che suscita sentimenti alti e sublimi, la ritroviamo nell’ opera “Vette innevate “di Piera Fonzo, mentre l’unione simbiotica al limite della metamorfosi viene sviluppata al massimo nella sintesi espressiva di Daniela Barletta, che realizza nelle sue “Belle di notte” una fusione ricca di toni misteriosi tra il fiore e l’essenza di femminilità che esso incarna.
Personificazioni metaforiche ed allegoriche si riscontrano anche nelle variopinte opere di Galia Draganova, in cui la correlazione fisica e spirituale tra essere umano e Natura si tinge di propositi carichi di energia positiva, la stessa energia che ritroviamo nelle dense e pastose pennellate del dipinto di Antonina Giotti, nel quale a risaltare è la vivida urgenza della luce e del sole ad illuminare ogni cosa. Anche nelle opere di ines Acciarrini il colore puro e vivido è protagonista, come a voler esaltare la forza incontaminata della Natura e insieme il delicato invito a cogliere le bellezze che essa ci offre. Il sole che sta tramontando sul mare crea bellissimi giochi di luce nel dipinto di Tony Morelli, in un frammento dolce e nostalgico sospeso tra passato e presente che solo la purezza di un paesaggio naturale ci può donare. La Natura è anche tenace e costante : Tony Morelli, nell’altro suo dipinto, ne rappresenta la sua componente tenace e la sua capacità di rinascere e di rinnovarsi perpetuamente anche tra mille difficoltà.
Infine io stessa ho voluto dare un volto alla Natura: ho cercato di rappresentarla come una donna leggiadra e soave, con gli occhi leggermente velati di malinconia, che offre a profusione fiori e frutti mettendoli a disposizioni di animali e esseri umani, generosa fino alla fine anche con questi ultimi, nonostante il male che essi quotidianamente le infliggono.”

Le opere esposte

I video dell’evento


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