Irene Casaccia – Frantoi aperti. Un viaggio alla scoperta delle vie dell’olio e non solo.

Il 26 e 27 luglio i frantoi in Abruzzo apriranno le porte ai loro visitatori. Tra questi troverete anche l’azienda Olio Monaco che, con Simona suo marito Mauro, vi porteranno alla scoperta delle vie dell’olio e non solo. Ma cosa sono le vie dell’olio? Semplicemente il racconto della nostra terra,la narrazione continua anno dopo anno di mani sapienti che con cura, provvedono a portare sulle nostre tavole del buon olio abruzzese,è infine il racconto di Simona e Mauro che ci raccontano la loro azienda. In un programma dettagliato si passerà dalla meditazione sotto gli ulivi con la Medical Sport di Tortoreto,alla presentazione del libro di Luciana Censi,alla realizzazione del sapone all’olio extravergine d’oliva. Si concluderà con la degustazione dell’olio e del vino della Tenuta Terraviva.
Il tutto sarà ravvisato dei colori delle mie tele,perché le vie dell’olio raccontano anche la bellezza dei nostri ulivi che si presteranno come miei modelli eccezionali.
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Irene Casaccia

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Irene Casaccia – Arte 2.0 Collaborazioni e nuove Prospettive

Irene Casaccia

Metti un semplice messaggio per farmi pubblicità,metti una frase di risposta :- ehi che dici di collaborare io e te?

Simona Tribuiani

Metti due donne che sanno quello che vogliono anche se i loro mondi sono opposti.
Scechera bene e ottieni un’idea che pian piano in testa iniziare a prendere vita, e così tra un’acqua tonica e un succo, le idee diventano certezze.

Una stretta di mano, come si usava una volta, ed ecco che nasce la mia collaborazione con l’azienda agricola Olio Monaco. Qualcuno si chiederà come può l’arte e l’agricoltura fondersi in un discorso collaborativo? Non starò qui ad annoiarvi con discorsi tecnici di merchandising, brand e targhettizzazione su come farsi pubblicità anzi di questo ne parleremo nel prossimo articolo.

Ve la faccio semplice! Mai dipinto “en plein air”? Io si! La natura è sacra per un pittore quanto lo possa essere per un coltivatore. E’ da essa che entrambi estrapolano la bellezza se pur in modi diversi.
Oramai mi conoscete, e sapete che amo le sfide qualunque esse siano anche se mi porteranno a lavorare duramente e per questa collaborazione, ho realizzato una serie di piccoli dipinti,dei veri e propri “cadeau”per i turisti e i clienti dell’azienda che oltre ad acquistare del buon olio, ricercano il bello nell’arte. Dai miei ricordi di viaggi, foto di amici fotografi, troverete nei miei dipinti una serie di paesaggi del nostro territorio e credetemi se vi dico, che sul discorso “Ulivi”,sono un’esperta!

Ma parliamo un po’ dell’azienda Olio Monaco e della sua proprietaria Simona Tribuiani. Conosco Simona da oramai sette anni, e avevo già sentito parlare della sua azienda ma non conoscevo bene la storia della nascita di Olio Monaco e allora quale miglior cosa di una vera e propria intervista?
Mentre ci prendiamo qualcosa da bere, inizio con una serie di domande. (neanche fossi una giornalista)

D. Quali sono stati i tuoi studi ?
R. -“Dopo il liceo scientifico, ho intrapreso Medicina Veterinaria alla facoltà di Teramo, in maniera brillante direi conseguendo una borsa di studio per merito. Ad un passo dalla laurea, mi sono presa il lusso di abbandonare tutto e abbracciare la strada che nel frattempo avevo intrapreso, ossia quella dell’azienda agricola .”
Mi guarda sorridendo e io intanto mi chiedo che ci vuole coraggio a mollare tutto ma trattengo questa domanda per la fine.
D. Chi conduce oltre te l’azienda?
R. -“Ad oggi la conduco in primis da sola e con l’aiuto di mio marito Mauro”
D. Come nasce Olio Monaco?
R. -” Nasce da una ricerca lunga, volevo un nome che cogliesse il centro, nulla di complicato ma di elegante e così un giorno partendo dal cognome di mio marito “Monaco”abbiamo deciso che facesse al caso nostro. Il nome per un marchio, un prodotto è fondamentale a livello di marketing.”
Penso che questa donna ha le idee ben chiare dalle sue risposte ma intanto continuo ad indagare. Mi piace sapere di più con chi lavorerò.
Arrivo alla domanda finale e mi tolgo questa curiosità.

D. –“Ma come si fa a mollare tutto ad un passo dalla laurea?
R. -“Sai questa mia passione per la terra non è nata così per caso, ma ha delle radici profonde. Mio nonno paterno era un mezzadro e da piccola lo ricordo nei campi ad arare, ricordo la sua pelle arsa dal sole e le sue mani, quelle mani che per anni hanno dato vita alla magnificenza di madre natura”.
La mia curiosità è stata a pieno colmata, dalla fierezza di una nipote che continua con orgoglio un mestiere: quello agricolo .
In un’era tecnologica, dove corriamo tutti come formiche impazzite dentro un formicaio, non vediamo ad un palmo dal nostro naso. Tutti con la testa abbassata su dispositivi tecnologici e non ci accorgiamo che le nostre terre stanno morendo, spariscono dietro costruzioni, nessuno coltiva più, nessuno vuol più proseguire le tradizioni … eppure se ci pensate bene ognuno di noi proviene da una tradizione, un passato, un “avo”.
Dovremmo tutti soffermarci più spesso, magari seduti sotto un ulivo con pane e pomodoro,spegnere i cellulari, togliere i tacchi, smollare la cravatta e respirare, semplicemente respirare la bellezza della natura.
Nessun pittore potrebbe fare meglio.

Irene Casaccia

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Irene Casaccia, l’artista scelta per il ventennale del “Festival delle Bande” dona la sua opera “Inno alla Gioia”

Anche quest’anno Giulianova torna ad essere lo scenario del Festival Internazionale delle Bande. Dal 29 maggio al 2 Giugno, le vie del centro storico fino al lido giuliese, saranno invase da gruppi di bande nazionali ed internazionali e majorettes che sfileranno a colpi di musica fino alla sera del 2 Giugno con la chiusura e premiazione della miglior banda, in Piazza Buozzi.

L’associazione Padre Candido Donatelli, capitanata da Mario Orsini,organizzatore dell’evento, porta da ben vent’anni con orgoglio una manifestazione che ad oggi vanta collaborazioni oltre oceano con bande professioniste. Tanto impegno e duro lavoro che anno dopo anno Mario Orsini e il suo staff dedicano all’organizzazione dell’evento.
L’impresa credetemi non è per nulla facile ma, se ti fermi a conversare con Mario, ti accorgi che in questo festival lui ci ha creduto anche quando tutto remava contro. Era una visione nella sua mente ed oggi è una realtà tangibile che si ripete da vent’anni.
Ma infondo cosa c’è di più straordinario di un sogno che diventa realtà ai tuoi occhi?
A questo punto vi chiederete cosa c’entro io in tutto questo? Calma, ora ci arriviamo.

Conosco Mario Orsini e la sua famiglia da tempo e so come lavora al festival e tra sponsor, fotografi, bande convocate, giornalisti, miss italiane come madrine, campionati di majorette, lui ha anche un occhio proteso verso l’arte. Ogni anno sceglie personalmente l’artista che eseguirà l’opera testimonial del Festival che sarà riprodotta poi, come targa premio per la banda vincitrice.
Per questo ventennale,durante una cena il sig. Orsini sorridendo mi chiede se voglio essere io l’artista del 2019.
Mario non finisce la frase che ho già detto un sonoro si. L’euforia si trasforma in ansia non appena con tono pacato ,mi raccomanda di rappresentare oltre il Festival anche Giulianova, il tutto accompagnato da un buon lavoro. Ed eccola lì la maledetta paura di non essere all’altezza,la mia prossima tela bianca.

-Chiudi gli occhi e respira -mi dico prima di andare in iperventilazione.
Mi siedo al cavalletto, e torno indietro a quando ero bambina, alle feste di paese, all’odore di zucchero filato e calde noccioline mangiate per strada.
Ricordi sbiaditi di bancarelle con girandole colorate ed io sulle giostre… e poi la sento in lontananza quella musica e tutti noi bambini a gridare.La banda!
Apro gli occhi e finalmente eccola lì, sulla mia tela bianca, il mio “Inno alla gioia”.
Acrobati musicanti, fluttuano nello spazio in bilico sul pentagramma liberando note che escono prepotenti dal Duomo di San Flaviano fino a perdersi oltre la tela.
-Lascia tutto e seguici, canta con noi ,balla con noi e dimentica il resto. Ci penserai domani, oggi c’è solo musica a far muovere i tuoi piedi. Oggi torni bambino.
Irene Casaccia
Ringrazio Mario Orsini
per avermi dato fiducia.


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“La Tela Bianca” di Irene Casaccia

Ricordo ancora la sensazione che ho provato acquistando la mia prima tela bianca. Entrai nel negozio di belle arti e con un filo di voce ne chiesi una. Non sapevo ne la misura ne tanto meno la trama migliore quindi, per non fare la figura dell’inesperta, presi la prima che mi saltò agli occhi. Passai la sera a guardarla da lontano aspettandomi chissà cosa: che mi parlasse? In quel periodo ero allieva presso lo studio del mio maestro e fu proprio lui a dirmi di acquistarne una. Dovevo realizzare qualcosa a piacere dando sfogo alla creatività. Beh più facile a dirsi che a farsi! Più volte cercai di spiegargli che era troppo presto, che non sarei riuscita nell’intento, ma lui non volle sentir ragioni. Venivo da un lungo stop e quando mi presentai al suo studio, non riuscivo più a tenere la matita in mano e ora che stavo iniziando dopo sforzo a mettere d’accordo mano,foglio matita,lui cosa mi chiedeva? Mettermi davanti tela, pennelli e colori e, andai in crisi. Ero decisa a non tornare più in studio ma la tela bianca mi osservava in silenzio fino a quando non percepii io stessa la sua presenza che mi studiava. Abbandonare lo studio, era di nuovo una sconfitta che non ero pronta ad affrontare, non di nuovo. Come poteva un oggetto inanimato, suscitare in me tanta paura e disagio allo stesso tempo? Era forse l’immagine di me riflessa quella che vedevo? Una tela bianca? Quella senza dubbio era la mia anima imprigionata. Può un oggetto inanimato darti uno scossone tanto forte? Si può farlo, e dopo la mia prima tela bianca ve ne sono state altre e, altre ne verranno. Se avessero il dono della parola vi racconterebbero aneddoti divertenti:di una pittrice che progetta, e di loro, signorine capricciose che decidono come essere “vestite”. Non sono mai io a decidere cosa dipingere, sono loro e, sempre loro a scegliere senza mai sbagliare. Può un oggetto inanimato darti tanta passione? Si può farlo e vi dirò di più, quella paura e disagio della tela bianca, non sono mai passati e mai passeranno ed è questo che mi rende viva fino a quando sarò io la tela bianca pronta ad essere dipinta. Pronta a raccontare una nuova storia, dalla mia pelle fino alla tela bianca. Casaccia Irene


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La ragazzina col fuoco dentro – di Irene Casaccia

Chiudo gli occhi per un istante e scivolo nella ragazza che ero. Chi ero me lo ricordo ancora: ero quella col fuoco dentro, dirompente, curiosa di tutto e costantemente in lotta con se stessa e con il mondo.
Ti svelo un segreto: la lotta non è mai finita.
E’ un attimo, pochi secondi, riapro gli occhi ed è tutto così sbiadito, allora allungo una mano per diradare la nebbia ma la ragazzina è sparita. Al suo posto c’è una donna. Chi sono ora? Di anni ne sono passati ma la domanda allo specchio rimane la stessa; “chi sono?”
Io sono quella che ti parla chiaro,che ti guarda dritta in faccia ma che abbassa lo sguardo se le fai un complimento perché non si è mai abituata.

Io sono quella che vedi in questa tela; gli occhi chiusi rivolti al cielo. Io sempre col naso allinsù a guardare il mutare delle nuvole. Io che canto davanti allo specchio come da bambina, io che perdo le staffe ed è meglio che mi giri lontano.
Io sono quella col fuoco dentro che gioca a non bruciarsi ma a lasciare il segno, io che difficilmente noti tra tante… sai non sono poi granché!
E ma gli anni passano e forse quella fiamma oggi potrebbe essere più fioca e invece…
Mi basta toccare una tela per riaccendere quella fiamma perché ricordati io sono quella con “Il fuoco dentro”


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