L’apoteosi del fascino femminile in una moderna interpretazione del mito nell’opera “Leda” di Agostino Colella.

“Leda” di Agostino Colella

Agostino Colella – “Leda”- olio su tela 80 x 100. “In questo dipinto il tema mitologico tratto dalle “Metamorfosi” di Ovidio viene rielaborato dall’artista con un linguaggio dinamico e moderno, tramite l’accostamento di elementi ed immagini che evocano un’atmosfera onirica e surreale il cui linguaggio visionario si arricchisce di universalità. Ciò contribuisce ad accrescere il fascino dell’opera e a potenziarne il carattere enigmatico, aperto a molteplici interpretazioni. Come sosteneva Renè Magritte, il contenuto della creazione affonda le sue radici nell’insondabile mistero della vita, secondo il quale l’arte, ermetica manifestazione dell’uomo, può essere portatrice dei più disparati e sfuggenti significati, non necessariamente destinati ad essere rivelati. L’atmosfera rarefatta evocata dal paesaggio stilizzato sospeso tra terra e mare e il modo in cui i personaggi sono collocati nello spazio e interagiscono tra di loro rimanda anche alle suggestioni dell’inconscio e all’interpretazione psicanalitica dei sogni. In uno scenario dai tratti surreali, vagamente post apocalittici, dominato da elementi geometrici, come i cubi che si elevano simmetricamente verso l’alto, la figura prosperosa e al tempo stesso elegante ed armoniosa di Leda domina la scena. La splendida donna appare come l’incarnazione dell’essenza femminile, che con la sua regalità quasi divina espande ovunque il suo fascino ammaliante. Leda non interagisce fisicamente in modo diretto con il cigno. Il candido animale, allungando il suo corpo verso le voluttuose membra della bellissima creatura, la concupisce e si avvicina a lei. Tra le zampe stringe con fierezza uno dei cubi, uniche certezze di un universo in disgregazione. Non a caso dalle acque emerge un dado tratto, come ad evidenziare la supremazia del gruppo plastico delle due figure nei confronti dell’uomo a sinistra. Quest’ultimo indossa una divisa da giocatore di pallacanestro, altro elemento di modernità applicato al mito, e si trova in una posizione di subordine, come se, vinto e deposto l’orgoglio di guerriero, fosse destinato ad ammirare da lontano la bellezza femminile, in una posa che sembra a metà strada tra residui di tracotanza bellica ed innamoramento. La palla che l’uomo tiene nel braccio sinistro ricade mollemente verso il suolo. Non sappiamo se egli abbia definitivamente rinunciato definivamente a scagliarla, tuttavia la collocazione della figura in basso e il braccio destro rivolto verso l’alto, in un gesto che viene solitamente attribuito ai testimoni delle apparizioni divine e celestiali, ci fa pensare al riconoscimento di una potenza arcana ed irraggiungibile. È il trionfo della donna, del mistero della sua potenza seduttiva, dinanzi alla quale l’uomo non può che cedere le armi, ammirandola da lontano. Il cigno, simulacro nel mito di raffinata sensualità e personaggio di sogno intriso dell’incantesimo della metamorfosi, può aspirare invece ad avvicinarsi all’ insondabile fascino del mondo femminile e a fondersi con esso in un amplesso ideale che sancisce la vittoria dell’ eleganza e della bellezza sulla banale prosaicità e sulla vile ottusità della forza bruta.”


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La dignitosa bellezza di un animo puro nell’opera “Nerita” di Agostino Colella

Agostino Colella – “Nerita”- olio su tela 80 x 100

“Dall’oscurità dello sfondo emerge un volto di donna, la cui raffigurazione è delineata dalla delicata profondità del contrasto chiaroscurale. La pelle della giovane protagonista del dipinto risplende magnificamente nelle varie tonalità del marrone, che si arricchiscono di sfumature luminose e dorate sugli zigomi e sulle guance, dando risalto alla sensuale pienezza delle labbra.
La luce entra in punta di piedi, con timida delicatezza, come se sussurrasse per non disturbare il sottile equilibrio e la delicata interiorità che contraddistinguono l’opera, mettendo in evidenza i tratti somatici del viso con grande raffinatezza e poesia e permettendo all’osservatore di concentrare la propria attenzione sullo sguardo della giovane donna. Gli occhi di Nerita, carichi di lucida malinconia, racchiudono la tristezza della solitudine e dell’incomprensione, il peso di un dolore vissuto tacitamente, senza parlare, con la dignità di chi ha ampiamente provato la durezza della vita. Questi occhi cercano immediatamente quelli dell’osservatore, ma in essi non vi è alcuna traccia di rabbia o risentimento: al contrario, i due fari scuri sono pieni di umanità paziente e genuina. ” Beati gli umili, perché erediteranno la terra”- questa la frase che sembra essere racchiusa nel dolce sguardo della giovane, mentre cerca un interlocutore dal quale ricevere una parvenza d’affetto. In quest’ opera di carattere introspettivo e intimistico l’arte non è la celebrazione di glorie e sfarzi, di vanità e di celebrità, ma è il cantico sommesso delle creature semplici, è il dolore, la speranza e il timore che esse non riescono a far uscire dalle loro labbra.”

Il raffinato gioco della seduzione nel dipinto di Agostino Colella, dal titolo “La mia Venere”

Agostino Colella “La mia Venere”-olio su tela 35 x 170

“In questo raffinatissimo nudo l’artista rappresenta una splendida figura femminile dai biondi capelli e dalla delicata carnagione rosea mentre è intenta a spogliarsi lentamente. Il riferimento mitologico contenuto nel titolo contribuisce all’ evocazione di una scena di carattere intimistico, come lascia facilmente supporre l’accostamento dell’aggettivo “mia” al nome della divinità.
Il punto di vista raffigurato nel dipinto è quello di un estasiato amante, intento ad ammirare la sinuosità delle forme voluttuose della sua donna, che, con una sensualità spontanea e naturale, ma allo stesso tempo leggiadra e lievemente civettuola, nell’atto di togliersi gli ultimi indumenti volge lo sguardo verso il basso, come se stesse dolcemente sprofondando nei suoi pensieri, pur percependo su tutto il corpo lo sguardo ammirato dell’uomo, verso il quale sta consapevolmente esercitando il suo potere seduttivo. Il raffinato e delicato erotismo della scena viene esaltato dalla resa strordinariamente armoniosa e naturalistica della figura della giovane ammaliatrice, complice il magistrale uso della luce, grazie al quale le forme piene e morbide, che risplendono dei bagliori di una carnagione luminosa e perfetta, acquistano una soave concretezza. La pienezza dei seni e la dolce armonia dei fianchi sono gli strumenti di Venere, sono le armi di una seduzione concepita come un naturale e spontaneo rito amoroso, privo di qualsiasi dimensione di colpa o divieto.
È così che appare la splendida creatura agli occhi ardenti di chi la osserva, come la dea della bellezza e dell’amore, nata per essere desiderata e per suscitare passioni, e per ricordare a tutti coloro che l’abbiano provata anche solo per una volta la dolce estasi del sentimento e dell’ardore erotico.”


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La poetica artistica di Claudia Salvadori vista da Irene Pazzaglia

Claudia Salvadori – “Blue eyes”- tecnica mista 80 x 100

“Nelle opere di Claudia Salvadori la grande raffinatezza stilistica si affianca ad una straordinaria sintesi espressiva, che permette di concentrare nell’intensità di uno sguardo e nelle fattezze di un volto una serie di contenuti ideologici, metaforici ed introspettivi.
La tecnica dell’artista trova il suo punto di forza nell’ uso sapiente della luce.”

Claudia Salvadori – “Open your eyes” – tecnica mista 50 x 60.

“Grazie al contrasto chiaroscurale e alla resa materica dell’incarnato, i tratti somatici delle figure vengono cesellati finemente, come se essi emergessero dal buio insieme alle verità di cui sono portatori.
La luce, che penetra nella pelle e nelle carni fino a renderle quasi vive, diviene strumento di rivelazione dell’animo umano, i cui dilemmi interiori ci vengono solo parzialmente svelati. L’osservatore, infatti, viene avvinto dall’ intensità di sguardi che penetrano direttamente nella sua anima, lasciandogli intuire e immaginare passioni, tormenti interiori, brandelli di storie passate.”

“Violinista” di Claudia Salvadori

“È il mondo femminile la fonte principale dell’ ispirazione di Claudia Salvadori, che rappresenta donne misteriose piene di fascino e sensualità, i cui corpi sono intrisi di un erotismo primordiale e raffinato allo stesso tempo, mentre i volti, intessuti di luminosità e caratterizzati da sguardi profondi e carichi di pathos, celebrano la vittoria dello spirito sulla carne, donando ai soggetti interpretati un soffio di tormentata eternità”.

Claudia Salvadori – Sherazade – tecnica mista 40 x 50.
La Colpa di Eva – Claudia Salvadori
Claudia Salvadori – “Luce”-tecnica mista 50 x 70

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L’eloquenza espressiva di uno sguardo: le potenzialità comunicative dell’arte nel dipinto dal titolo “Blue eyes ” di Claudia Salvadori.

Claudia Salvadori – “Blue eyes”- tecnica mista 80 x 100

” Dopo tante figure femminili, l’artista concentra la propria attenzione su un volto maschile, dimostrando ancora una volta la sua capacità di svelare le caratteristiche di una personalità attraverso la raffigurazione delle fattezze e dell’espressione del viso. L’uomo rappresentato in questo dipinto ha degli occhi di un blu particolarmente intenso, la cui tonalità vivida e brillante ben si accorda con quella del turbante e delle vesti. Lo sguardo è deciso, fiero, intriso di un riflesso di profonda maturità interiore che deriva probabilmente dalla conoscenza della vita e delle sue leggi, e dalla consapevolezza di non aver voluto accettare dei compromessi.
Gli occhi, due fari azzurri che contrastano con l’abbronzatura dell’incarnato, sono un mare misterioso in cui confluiscono il ricordo nostalgico del passato e il desiderio di affrontare le avventure del futuro, di vivere nuove sfide e nuove esperienze.
I tratti del volto, come di consueto, sono messi in risalto dalla distribuzione magistrale della luce, che, unitamente alla tecnica particolare usata dall’artista, dona una grande intensità alla pelle e alle fattezze del soggetto rappresentato, creando uno straordinario connubio tra vivida evanescenza e plastica concretezza e facendo in modo che il personaggio e la sua storia acquisiscano quasi una vita propria.
I lineamenti dell’uomo si delineano nella loro marcata fisicità, ma, come del resto accade sempre nelle opere di Claudia Salvadori, è l’anima a prevalere sul corpo, è lo spirito ad emergere vittorioso dalla materia.
Il titolo del dipinto, nella sua semplicità, si accorda con la straordinaria sintesi espressiva che è il tratto distintivo dell’artista, capace di racchiudere in un solo sguardo un’anima, una storia, una vita intera.”


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