L’artista Emphi omaggia David Bowie: la dualità dell’essere umano

Emphi, Blackstar, olio su tela, 60 x 60 cm

L’indagine di Emphi, nell’opera Blackstar, è un’avventura iniziata dagli esordi della sua carriera artistica. L’artista imprime nell’opera quel connubio tra il suo percorso scolastico (il lavoro infatti risale all’ultimo anno delle scuole superiori di Emphi) ed il percorso artistico della rock star David Bowie. Emphi si focalizza su argomenti studiati trovando delle connessioni alle canzoni più importanti della rock star.

La storia di David Bowie rappresenta per Emphi l’emblema della coronazione di un percorso di maturazione, frutto delle influenze ed esperienze vissute dal primo giorno di scuola fino al completamento degli studi superiori dell’artista. L’opera mostra la scalata del celebre cantautore sino alla vetta più alta: quella Blackstar, raffigurata come apice della sua carriera.

La raffigurazione mostra una composizione piramidale armonica e bilanciata, celando nel proprio significato inconscio la scalata della conoscenza del Io intesa come crescita e realizzazione di sé stessi.

La scena che si articola in due registri: il cielo e la pianura collegate dalla verticalità della costruzione centrale di cui Bowie è l’apice.

Partendo dal basso, sulla destra, osserviamo una città, una delle tante dove l’artista ha vissuto agli esordi della sua carriera, proprio da qui Emphi conferisce il soffio vitale che sancisce l’inizio del percorso di David Bowie, un viaggio che ha attraversato quasi mezzo secolo in cui il cantautore ha assunto volti differenti per poi disfarsene, ritornando sempre se stesso.

Emphi immagina questi “mille volti” come gli strati di una cipolla che inglobano il vero Io di David Bowie, che passo dopo passo si rivela, spogliandosi delle sue svariate personalità, lasciando nel suo percorso quei ricordi che hanno segnato e plasmato la sua vita e che vediamo lasciati abbandonati lungo il percorso che lo condurrà verso la stella nera.

Emphi dona alla scena un equilibrio armonico, consentendoci di accedere alla scena in maniera tale da far coincidere l’inizio della strada di ciottoli con il punto dal quale ha inizio lo sviluppo della costruzione aurea. Emergono nell’opera due distinti punti di fuga che dominano la costruzione geometrica di ciò che si trova sopra e sotto la linea dell’orizzonte. Espediente che ha consentito all’artista di sviluppare verticalmente più elementi possibili, sfruttando lo spazio della tela a discapito di una prospettiva meno intuitiva e realistica.

Inerente la simbologia della stella, sappiamo che le stelle celano una duplice natura come viene spesso affermato quando si parla di “buona e cattiva stella”. Le stelle ci influenzano profondamente. Il buco nero è stato inoltre paragonato al “nero più nero del nero” della frammentazione psichica e della disperazione assoluta. Per M. L. von Franz era l’immagine dell’anima oltre ad essere “l’orizzonte degli eventi” spazio-temporale.

Emphi mostra le sfaccettature della vita umana ove riverberano gli echi di se stesso, l’opera si pone come un’indagine sulla vita, sul percorso che ognuno di noi è chiamato ad intraprendere. L’artista converge tutto il suo sapere sulla tela generando un’opera dove coesistono la matematica, la scienza, la psicologia e l’arte. Rievocando inoltre la celebre citazione tratta da “Lettera al fratello Theo” di Vincent Van Gogh: “Non mi impedisce di avere un terribile bisogno di, devo dirlo- di religione – allora esco nella notte a dipingere le stelle…”

Dott.ssa Elisabetta La Rosa


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Tutti Frutti: Il nonsense di Emphi

Emphi, Bait, ink and acrylic on cardboard 32,7×33,4cm

Una serie che culmina con l’opera Macedonia, ma si compone di diverse sfaccettature caratterizzate dalla presenza di frutti che si assemblano e si fondono alla figura umana, dando vita ad allegorie caratterizzate da messaggi subliminali che ironicamente prendono vita nella serie Tutti Frutti dell’artista Emphi.

Emphi, Ornament, (print) cardboard

L’artista afferma che la realizzazione delle sue opere non scaturisce da un’idea ragionata, Emphi plasma il suo pensiero artistico con un mix di sarcasmo e provocazione verso il fruitore.

Emphi, Fruit salad, acrylic on canvas 100x100cm

Emergono gli echi del Surrealismo di Salvador Dalì mediante l’interconnessione con le opere a sfondo sessuale del padre del Surrealismo, basti pensare al Grande Masturbatore o Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio. Ma Emphi personalizza il suo linguaggio utilizzando la frutta che sostituisce i volti o gli apparati genitali, come mostra l’opera Libido dove la figura femminile è rappresentata con un cavolo che copre i genitali ed in mano sorregge un vaso con un cactus. Il titolo è indicativo dell’allusione generata da Emphi che richiama la psicanalisi freudiana, infatti la libido sta ad indicare una forma di energia vitale che rappresenta l’aspetto psichico della pulsione sessuale diretta verso un oggetto esterno.

Emphi, Libido, ink and acrylic on cardboard 46×31,5 cm

L’artista raggiunge l’apice dell’allusione sessuale con l’opera Bait: una donna nuda con le gambe aperte dal cui apparato genitale esce un amo, il volto è sostituito da un peperoncino che sappiamo essere altamente afrodisiaco, le sue proprietà infatti stimolano la vasodilatazione periferica aumentando l’afflusso di sangue agli organi genitali.

Emphi, Venus, ink and acrylic on cardboard 32,6×32,6cm

Non solo opere a sfondo sessuale ma anche un linguaggio carico di ironia come suggerisce l’opera Venus, dove la donna, il cui volto è rappresentato da un Kiwi a metà, è raffigurata nell’atto di depilarsi, richiamando con il titolo un noto brand di cosmetica femminile.

Osserviamo, infine, una rivisitazione (inconscia) della celebre Paolina Borghese di Antonio Canova situata al Museo di Villa Borghese (RM) con l’opera Ornament. Grazia ed eleganza caratterizzano la figura femminile che, adagiata elegantemente su un divano, sorregge con una mano un bicchiere di spumante e con l’altra si tocca il viso raffigurato da una fragola che culmina con la panna.

L’artista, con il suo nonsense pittorico, ci consente di superare i confini imposti dalla nostra mente riuscendo ad interpretare le opere con un pizzico di sarcasmo ed alterando la realtà circostante. Tutto sembra immerso in un caos che destabilizza lo spettatore o forse apre a nuovi orizzonti.

di Elisabetta La Rosa


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Macedonia: le suggestioni del Nonsense dell’artista Emphi

Emphi, Macedonia, Acrilico su tela, 100 x 100 cm

Emphi artista poliedrico dalle multi-sfaccettature presenta, in occasione della mostra Magic-Life, l’opera Macedonia, appartenente alla serie Tutti Frutti.
Osservando la tela notiamo come i corpi umani nudi, al posto della testa, presentano diversi frutti.
Non si distingue l’inizio e la fine di un corpo, tutto sembra ricondurre ad un atto sessuale. La tela che l’artista realizza sembra quasi concepita come un atto provocatorio volto a suscitare la fantasia dello spettatore, mostra tutto o niente, mostra solo ciò che ognuno vuol vedere.. riprendendo anche le sfumature degli echi del Surrealismo proposto da Salvador Dalì.
Sulla tela l’essere umano è presente ma allo stesso tempo assente perché privo di volto, sinonimi e contrari si incontrano come se l’artista non riuscisse ad identificare i suoi soggetti, o almeno è ciò che vuole indurci a credere. Consapevole della direzione da intraprendere, Emphi, lascia l’osservatore con il fiato sospeso generando un caos privo di senso, un “nonsense” pittorico dove ci si perde fra le linee dei corpi e i colori sgargianti dei frutti, cercando faticosamente di riprendere quell’indagine di lettura dell’opera volta alla ricerca della “giusta direzione” da seguire

di Elisabetta La Rosa


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