Irene Casaccia: un animo a colori

Irene Casaccia, Inferno e Paradiso, acrilico su tela, 100 x 100 cm

Dalla forza struggente del colore l’artista Irene Casaccia da vita alla serie Flame: fiamma. L’artista rappresenta le radici della sua anima mediante le opere di carattere astratto che danno vita alla sua vera essenza, che Irene plasma nella tela mediante il suo pensiero che si manifesta forte e deciso, dominato da colori intensi ed accesi.
Dragons rappresenta un animo forte, in grado di superare i tormenti della vita.
Analizzando la simbologia del colore, interfacciandoci con le sfumature di blu, emerge un animo equilibrato intervallato da momenti cupi come se l’artista, a volte, si soffermasse su quei Gravity Problems e li trasponesse nella tela.
Il colore arancione, misto al rosso incarna la passione, la creatività tipica di un animo artistico.
Infine Irene ci sorprende con il titolo: Dragons. Entrando nel vivo della simbologia del drago, esso richiama la forza, il senso di protezione. Nella filosofia Junghiana, il drago rappresenta l’ombra la parte più ostile dell’essere umano, che però non va rinnegata ma accolta affinché riusciamo a convivere con il nemico peggiore: noi stessi!

Irene Casaccia, Dragons, Acrilico su tela, 90 x 100 cm

L’artista fa vivere questo concetto tramite le straordinarie cromie dell’opera.
Continuando sul filone della serie Flame, con il dittico Inferno e Paradiso, Irene ancora una volta plasma nelle sue opere l’essenza di se stessa dove si contrappongono due poli opposti che coesistono nell’animo umano.
Anche in questo dittico il cuore pulsante è plasmato dalle emozioni, radici vive del pensiero artistico di Irene.
Da un’attenta analisi del cromatismo, osserviamo come emerga dalle opere il flusso artistico di un animo dalle molteplici sfumature forti che si addensano sulla tela.
Nella porzione di destra, il Paradiso, emerge la purezza di un animo ricco di sogni e speranza, Irene rappresenta la calma e l’equilibrio umano per poi convergere in un’esplosione di colore rosso che divampa come fosse fuoco, ricordando proprio le fiamme degli inferi.
I colori si mescolano, si aggrappano e si addensano gli uni agli altri fondendosi in un vortice di cromie, la rappresentazione dell’incastro dell’animo umano composto da sentimenti positivi e discordanti.
L’artista mostra, mediante le sue opere, la verità di quell’Io visibile a pochi, invitandoci a guardare davvero mediante il cuore.

di Elisabetta La Rosa


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Le donne e l’arte al tempo del Covid19. Irene Casaccia

Inno alla gioia. Acrilico su tela 50×70

Irene Casaccia
Ecco ci siamo! Quel giorno è arrivato,oggi si chiude il cerchio e mi racconto attraverso domande non mie. Ed eccole dinanzi a me come un plotone d’esecuzione che sogghigna prima di colpire. Mordo il labbro e penso a quale malsana idea avessi avuto nel tirarmi dentro questa intervista, ma ormai sarebbe da disertori abbandonare la chiamata alla battaglia. E così il primo ufficiale Loana Palmas mi fa sedere e da inizio a quello che per me sarà un vero e proprio interrogatorio.

Innocence

Ora tocca a me,come mai hai deciso d’intervistare donne che si occupano d’arte e cosa ti ha portato ad avvicinarti ad essa ?
In realtà questi articoli sono un mio omaggio a tutte quelle donne che oltre alla loro carriera artistica che sia principale o secondaria, ogni giorno si ritrovano come giocolieri funamboli a percorrere un filo con almeno dieci birilli in mano che volteggiano. Nessuna di loro se pur barcollando farà cadere un solo birillo perché prezioso anche se quell’equilibrio a volte è troppo precario. E poi diciamola tutta: sai che noia ancora a parlare di uomini! Nei secoli non s’è fatto altro e a noi solo pochi accenni. Chi può dire che non saremo le prossime Frida Kalo.
Per quanto riguarda l’arte,questa sfacciata amica nemica mi ha ossessionato fin da piccola. Arrivare dal disegno alla pittura è stato per me facile come respirare e anche se a volte mi soffoca, non riesco a farne senza.
Bevo un sorso d’acqua e l’agitazione diventa palpabile ma so già che la prossima domanda arriverà come una fucilata, infatti Loana cede il posto al suo commilitone Valentina De Chirico. Mi punta la lampada contro e tuona.

Particolare di Innocence acquerello su carta 30×40

Quale soggetto ti piace e ti appaga di più dipingere e quale proprio non riesci a mettere su tela?
Troppo facile per me rispondere. Di sicuro amo ritrarre volti ma in particolar modo i loro occhi. Carpire ogni loro segreto che pian piano si palesa a me sotto il tratto delle mie matite. Entrare in sintonia con i miei soggetti è un viaggio verso l’ignoto,oscuro ed eccitante, d’altro canto quello che non riesco a mettere su tela sono proprio i miei occhi, forse voglio tener quel segreto celato al mondo. La fatica inizia a farsi sentire con il colpo sferrato dal tenente Romina Gadau.

Irene Casaccia

Mi piacerebbe conoscere le tue origini artistiche e come li vedi realizzati nel tuo futuro e dove vorresti arrivare?
I pugni si stringono e lo stomaco fa male come allora. Non sono ancora pronta a parlarne liberamente ma ti basti sapere che per quindici anni sono stata lontana dall’arte e non c’è giorno che io non mi penta di questo. Ho incontrato il mio maestro e come sua allieva ho ricominciato a respirare la mia vera natura. Mi capita di chiedermi come sarebbe stata la mia vita facendo la scelta giusta. Sicuramente oggi non avrei ne un marito ne due splendidi figli e per loro rifarei lo stesso percorso. Il mio futuro? Al momento vedo solo nebbia fitta che spero si diradi con il tempo.
Tiro un respiro e chiedo una vodka ma ottengo un bicchiere d’acqua dall’ufficiale dietro di me e mentre butto giù quello che vorrei fosse alcool, lei il comandante Fantasvale mi toglie il bicchiere e procede.

Dragons. Acrilico su tela 80×80

Nei tuoi lavori noto una particolare sensibilità per il colore ma soprattutto per gli accostamenti cromatici audaci. Che relazione hai con il colore? E se dovessi per forza scegliere: arte astratta o figurativa?
-Sicura di non volermi dare quella vodka?- A quanto pare finge di non sentire e così rispondo. Il colore fa parte della mia natura piena di sfaccettature, non a caso gli accostamenti sono audaci, io stessa lo sono nel profondo anche se lo soffoco il mio io vero e dormiente esce e prende il sopravvento in fase creativa. Scegliere tra un astratto e un figurativo? Impossibile, uno compensa l altro… forse morirò tentando.
Cavolo questo interrogatorio sta prendendo una piega diversa da come me l’ero immaginato, e niente non ho il tempo di respirare che ecco arrivare nella sua divisa piena di medaglie al valore il generale Erika Azzarello che gira per un po’ intorno a me pensando a dove colpirmi.

Inferno e Paradiso. Dittico Acrilico su tela 100×100

Irene hai una bacchetta magica per esaudire un tuo desiderio, qual è il progetto artistico che vorresti realizzare?
Solo uno!!?? La mia solita fortuna…ok lasciami pensare. Oh ma certo uno in prima fila c’è e si chiama “Muse dormienti”. Rendere finalmente tutti quei volti finalmente immortali e togliermi qualche sassolino dalle scarpe.
Dire a tutti coloro che pensavano alla mia totale rinuncia e fallimento: ecco guardatemi bene,io qui sono e qui resto! Sentirmi la nuova Frida, libera finalmente di volare.
Che progetto ambizioso il mio e mentre parlo ad alta voce,tutto è tornato normale. Io seduta al mio pc, caffè(quello non manca mai)ma nessuna lampada sparata contro il viso,nessuna stanza interrogatorio stile KGB, e loro, le mie carceriere sparite in un battito di ciglia. Speravo nella vodka ma neanche quella! E così non mi resta che concludere questo bizzarro articolo così sopra le righe proprio come me ma senza prima ringraziarvi tutte come si deve .
Dedico questo articolo a tutte le donne che continuano a far roteare birilli e una dedica speciale alle mie muse: Loana Palmas Miss Lo, Valentina De Chirico, Romina Gadau, Fantasvale, Erika Azzarello.
La vostra prigioniera non vi dimenticherà.

di Irene Casaccia

Lacrimosa olio su tela 60×80

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Le donne e l’arte al tempo del Covid19. Erika Azzarello

Erika Azzarello – Artist

Anche questa giornata sta giungendo al termine, la cinquantesima, sessantesima non so, ormai chi le conta più!
Non passa giorno che io non mi senta simile ad una reclusa, guardo da una finestra la vita che continua e quando sono veramente fortunata esco per recarmi nella mia azienda lontana dal contatto umano. Unica contiguità che riesco ad avere con un altro essere umano, è durante la coda al supermercato. Ci si scambia parole di conforto con quelle persone che in una situazione normale neanche guarderesti in faccia.
Lo so lo so, stasera ho pensieri strani. Inquietudini che girano nella mente di un’artista che gioca a fare la giornalista e trovo questo confronto quasi divertente. Così dopo uno sguardo alla posta elettronica, scorgo lei: l’mail che aspettavo. La mia prossima intervista.
Dal Veneto alla Sicilia basta solo un clic…niente autostrade, niente traffico, solo la mia fervida immaginazione che mi porta comodamente seduta nel salotto di Erika Azzarello. Tra una granita alle mandorle e una brioche col tuppo (oh se devo immaginare voglio farlo bene)io ed Erika ci raccontiamo della nostra conoscenza ai suoi corsi. Però il tempo vola ci diciamo ridendo. E si tra i vari allievi di questa bella catanese c’ero anch’io ma d’altronde come potevo non farne parte! Le chiedo di mostrarmi i suoi lavori e lei come un Cicerone mi fa strada verso il suo studio e appena entro il respiro lì si ferma. Nella luce che entra tra le tende mosse dal vento di Aprile, corpi sinuosi, volti austeri e fieri si mostrano a me senza filtri. Erika è senza dubbio un’artista con un grande carisma e in ogni suo lavoro questo ascendente traspare. A volte è solo un tocco lieve, impalpabile come soffio di pastello, a volte è graffio nero e deciso di china. Ma ora basta perdere tempo e lasciamo che sia lei a raccontarsi.

Gravity. Erika Azzarello 2016 olio su tela 120×90

Domanda di rito, Erika. Parlami un po’ di te. Come sei arrivata all’arte? Qual è stato il tuo percorso?

Come ci sono arrivata non lo ricordo, avrò avuto 2 anni! I miei genitori a volte raccontano che stavo sempre con la penna (e sottolineo penna, non matita!) in mano, anche quando non avrei dovuto… ehm…
Aneddoti a parte, il disegno è sempre stato un grande compagno. In vari modi, a seconda dell’età: dai raccontini grafici delle elementari fatti con la mia compagna di banco o a casa, agli abiti di alta moda dell’adolescenza e così via fino al diploma. Ma il tempo era sempre meno e con l’università è divenuto pari a zero. Così ho sotterrato questo impulso in fondo al cuore e per anni ho smesso del tutto, perché per me era inaccettabile dedicare le briciole del mio tempo ad una cosa che amavo. Solo 15 anni dopo, ho realizzato che facevo solo cose che non mi piacevano da troppo tempo… non ero soddisfatta di me, ne di quello che stavo facendo; allora mi sono fatta coraggio e ho ripreso la matita, contemporaneamente mi sono iscritta ad un corso di pittura. Non avevo mai studiato il colore e avevo bisogno di un impegno fisso che mi tenesse inchiodata a questa cosa e non mi facesse mollare. Da allora non ho più smesso e dopo qualche anno mi ci sono dedicata completamente. Sono molto fortunata per averlo potuto fare, per aver potuto scegliere chi volessi essere. E la mia vita è cambiata totalmente, sono cambiata come persona e tornando indietro lo rifarei ancora, ma soprattutto, lo farei prima.

Gravity V. Erika Azzarello 2018 olio su tela 120×70

Spesso nei tuoi dipinti c’è un focus sulle mani, quasi sempre tue, ritratte in diverse pose ma tutte unite da un filo conduttore: la forza. A loro puoi aggrapparti senza cadere.
È questo che volevi trasmettere o c’è altro?

Le mani non sono arrivate subito nei miei lavori, ma ad un certo punto ho capito che mi piaceva ritrarle e che anche da sole avevano una potenza espressiva enorme, direi pari a quella degli occhi. E allora spesso le rendo protagoniste per dare un senso simbolico a quello che voglio trasmettere e che io stessa provo. La serie Gravity ne è un esempio. Volevo delle inquadrature inusuali, quasi macro e che spostassero il punto di vista dell’osservatore che di solito è dall’alto o ad altezza occhi; in Gravity invece parte dal basso, ti devi sdraiare a terra per avere quella visuale. In qualche modo questo fa riflettere sulla nostra esistenza di solito fin troppo comoda, finché arriva il giorno in cui “cadiamo”, allora tutto cambia e diviene chiaro quanta importanza hanno le piccole cose di ogni giorno.

Erika Azzarello – Artist

Dall’olio all’acrilico passando per i pastelli e gli inchiostri fino alla trasparenza dell’acquerello. In quale di queste tecniche troviamo la tua dimensione?

Pensandoci potrei paragonare le varie tecniche ad altrettante storie d’amore. La matita è il primo amore, da cui torno quando ho bisogno di qualcosa di immediato; con l’olio ho un eterno conflitto, lo prendo e lo lascio, ma in effetti poi tocca ammettere che mi dà grandi soddisfazioni; con l’acrilico ho un rapporto di opportunismo, ha tentato di sedurmi ma non ci è ancora riuscito; il pastello è stato una passione, di recente un po’ affievolita, ma che ha dei sporadici ritorni di fiamma; per gli inchiostri liquidi e gli acquerelli ho un timore reverenziale, non mi sento ancora del tutto a mio agio ma ne ho un grande rispetto e mi aiutano ad imparare a lasciarmi andare di più; e infine c’è il rapporto con la biro, che mi rilassa, mi ricongiunge alla dimensione più intima di me, è un po’ come quelle persone a cui confidi tutto, con cui puoi essere sempre te stessa. L’ho scoperta tardi (non contando i disegnini della mia infanzia) ed è incredibile quello che si può fare con una semplice penna, è un mondo meraviglioso.

Quel che non puoi . Erika Azzarello 2016 olio su tela 100×90

Corpi sinuosi frammentati da colpi di pennello o tratti graffianti che scorrono su carta, catturano l’occhio del fruitore. Se potessero parlare cosa direbbero?

Non decido io del tutto cosa dicono, perché chi guarda, inevitabilmente, vi si rispecchia in base alla propria vita e in fondo è giusto così. I miei lavori sono prevalentemente autobiografici, ci sono i miei pensieri, quello che sto vivendo in un determinato periodo e che cerco di buttare fuori da me per evitare che mi sovrasti. Quindi forse direbbero “ecco, è così che mi sento, io sono questa e spero che tu mi comprenda, anche se non so dirlo a parole”.

Natura Mater. Erika Azzarello 2019 olio su tela 120×100

Sono stata tua allieva in due corsi online. Vista la grande richiesta sui social, ti piacerebbe viaggiare con dei tuoi workshop? Insegnare come una scuola d’arte itinerante?

E sei stata un’ottima allieva!
Anche se io preferisco considerarvi “compagni di viaggio”; spero di essere riuscita sempre a trasmettere l’idea che un percorso creativo è soprattutto uno scambio di esperienze. Dai miei corsisti ho imparato molto e sono grata per la fiducia nei miei confronti, l’impegno e l’entusiasmo che nel tempo molti di voi hanno dimostrato, anche dopo i corsi.
L’idea dei workshop mi ha sfiorato più di una volta, ma non ho mai approfondito i vari aspetti pratici. Dovrebbe essere un’esperienza che fa sentire tutti a proprio agio e con zero stress, per cui è una grande responsabilità, forse avrei bisogno di un collaboratore che attenzioni il lato organizzativo. Per la serie: o si fa bene o niente.
Ma mi piacerebbe molto; trascorrere il tempo con persone che condividono la stessa passione è un’esperienza che ti rimane nel cuore: l’ho provato partecipando io stessa a dei workshop, in passato.

Erika Azzarello. Serie Abissi Medousa 40×40 biro su carta. Asterias 40×40 biro su carta 2018

Domandone di rito. Cos’è l’arte per te e come è cambiata al tempo del Covid19?

Leggo e sento spesso di persone che in questo periodo stanno riscoprendo il valore di un tempo più dilatato, il piacere dei piccoli gesti quotidiani, dello stare in famiglia, ecc. ecc. Tutte cose che per la fretta e la routine avevano tralasciato. Mi fa ovviamente piacere. Ma se analizzo solo me stessa, sento che questo periodo a me, invece, non sta portando granché di buono.
Mi spiego… io di questo virus non avevo bisogno. Perché il valore del tempo, degli affetti, del respiro profondo per rigenerarsi, della bellezza di una giornata al sole o del fare qualcosa che ci rende felici, io li ho compresi già da anni. Anzi, questo momento ha bloccato una serie di progetti personali e lavorativi a cui tengo e che ho dovuto mettere in pausa forzata per il bene mio e di chi ho accanto. E’ giusto farlo, ma non posso dire di esserne felice e anche la sfera creativa ne sta risentendo, in quanto per me è strettamente collegata allo stato d’animo.
Il “dopo” non so proprio come sarà, sicuramente le opere che usciranno dagli studi e dai laboratori di tutti noi conosceranno una nuova dimensione. Ma credo che nessuno sappia ancora quale. E’ troppo presto per dirlo, perché ciascuno avrà elaborato dentro di sé una percezione strettamente personale e quindi diversa. E anche l’arte intesa come settore subirà dei cambiamenti: vorrei sperare in meglio, nel dare prevalenza alla sostanza più che all’apparenza e ai talenti più che ai personaggi.

E’ giunto il momento di ripartire. Il mio tempo qui è terminato ed Erika e io ci salutiamo come due gentil donne di un tempo passato eh si anche questa è la Sicilia. Mi allontano dal sole di Catania, e nuovamente odo quel clic che mi riconduce qui, seduta davanti al PC. Qui è sera e piove da stamattina. Ah che darei per una granita alle mandorle!

di Casaccia Irene


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Fantasvale. Le donne e l’arte al tempo del Covid19

Ed eccomi di nuovo qui al PC a notte fonda a scrivere un nuovo articolo, d’altronde chi è una madre come me sa perfettamente che ventiquattro ore non bastano per far tutto. Ma a chi la do a bere, io amo scrivere di notte come amo dipingere e creare in momenti di estremo silenzio. Ok che l’articolo abbia inizio.
Può un video tutorial su YouTube svelarti i segreti dell’acquerello. Già vedo che tiri su un sopracciglio ma lascia che ti racconti questa storia e soffermati per un attimo all’emergenza che stiamo vivendo. I nostri figli non sono forse impegnati con lezioni online?
Quindi se riescono ad apprendere loro, perché non noi. E da qui arrivo dritta al punto. Valentina Scagnolari, illustratrice e nota con il nickname di Fantasvale Art Labe.
Ah vedo che annuisci, sei anche tu un navigatore di YouTube!
Ed è proprio in un momento di sconforto che navigando in questo strabiliante portale che conosco Valentina. Ero diventata mamma da tre anni ed ero presa da mio figlio a tempo pieno … l’unica cosa che mi rendeva triste era aver lasciato lo studio del mio maestro. Non riuscivo a gestire sia le sedute nel suo studio, il lavoro e la casa. Così orami rassegnata a un nuovo stop, ecco che tra la moltitudine di video, scorgo una ragazza tutta ricci e sorrisi che parla di acquerello. “Ok”- mi dico-“vediamo che sai fare,dopotutto l’acquerello lo stavo giusto imparando”-e incrocio le braccia mentre avvio il video. Vediamo se ne vale la pena! E si se ne valeva la pena, questa ragazza scanzonata era un’abile illustratrice che con una serie di tutorial minuziosi, iniziava a dare i primi approcci verso questo mostro sacro chiamato ACQUERELLO!!! In molti lo vedono come un nemico spietato, pronto a infliggerti il colpo di grazia ma, c’è una possibilità per affrontare questo famigerato nemico. Valentina ce lo ricordava ogni volta. Di anni da allora ne sono passati e nel frattempo mio figlio è cresciuto e non solo, oggi ho due figli e ho imparato a gestire tutto. Valentina è stata uno spiraglio.
Ma torniamo ad oggi. Vorresti sapere il segreto per dominare il “mostro acquerello di la verità?Ti terrò un po’ sulle spine e, a intervista finita lo svelerò. Silenzio in sala l’intervista ha inizio.

Ciao Valentina, tutti sui social ti conoscono come Fantasvale : illustratrice e YouTuber più seguita per i tuoi tutorial sull’acquerello oramai famosi.

Ma parlami un po’ di te
Chi è Valentina Scagnolari? Quali sono stati i tuoi studi?

Sono finita al classico sotto unanime consiglio dei professori delle medie. Ero brava a scrivere, amavo leggere, ero studiosa. Peccato che per il classico ci sia bisogno di grande logica e capacità di sacrificio. Sono stati anni difficili, non ho mai studiato tanto per portare a casa scarse soddisfazioni. Ma ora vivo intellettualmente di rendita e forse tornassi indietro lo rifarei.
Dopo la maturità volevo fare arte ma la scuola dei miei sogni, lo IED, era troppo lontana e troppo dispendiosa per la mia famiglia. L’accademia invece non mi sembrava adatta a me. Ho ripiegato su lingue straniere ma le scelte di ripiego non portano mai frutti. Ho passato degli anni molto tristi senza prospettive continuando a sognarmi come artista ma troppo spaventata per provare. Sono arrivata al punto di non toccare più una matita per tre anni, tanto ero convinta di non potercela fare. Per esternare il mio bisogno creativo scrivevo poesie.

Cosa ti ha spinto in una direzione diversa?

Mi ha spinto la disperazione. Una volta laureata ero disperata e frustrata perché il mio sogno di fare arte si allontanava. Qualche mese dopo la laurea ho deciso di tentare, grazie a mio fratello che vedendomi depressa mi mise il telefono in mano, una lista di corsi di pittura e disse “Adesso chiami!”.
Quel giorno stesso mi iscrissi ad un corso di acquerello per principianti.
Disegno da quando ho memoria del mondo ma fino a quel momento non avevo mai tenuto in mano un pennello. Ma ho iniziato così e tutto il resto è arrivato da solo, un passo alla volta.

Quando hai capito di voler essere un’illustratrice?

Non sapevo esattamente cosa volevo fare. Sentivo solo l’urgenza di portare all’esterno il mio mondo interiore. L’illustrazione per l’infanzia mi era totalmente sconosciuta. Fu la mia nonna paterna a farmelo scoprire. Ritagliò un trafiletto di giornale che pubblicizzava un concorso per illustratori. Mi disse “Non sei quella che vuole fare arte? Basta lamentarti che non puoi farcela e prova!”.
Provai. Non lo vinsi ma ottenni un colloquio con due famosi illustratori che analizzarono il mio scarno portfolio e mi diedero dei consigli per cominciare. Fu un primo passo.

Hai incontrato difficoltà nel realizzare questo tuo sogno?

La più grande è stata il confronto con me stessa e le mie insicurezze. Per questo adesso il mio impegno è anche quello di incoraggiare chi mi segue spronando sempre in positivo. Cerco sempre di fare capire che gli errori sono un’opportunità. Che l’unico confronto che conta è con chi siamo stati ieri.

Come e quando è arrivato YouTube ?

YouTube è arrivato nel 2009. Seguivo la scena americana e stavano nascendo i primi canali italiani. Non c’era nessuno che faceva arte e mi sono detta: “Dai Vale perché no?”. Le aziende hanno iniziato immediatamente a notarmi e il pubblico apprezzava.
Mi sono sentita sulla strada giusta.
Oggi il mio canale conta più di 300mila iscritti e più di 50 milioni di visualizzazioni. È una delle cose di cui vado più fiera.

I social sono una porta aperta verso il mondo. Ad oggi ti ritieni soddisfatta dell’aiuto che hai dato e che cosa consiglieresti a chi vorrebbe fare il tuo lavoro?

Sono soddisfatta anche se resto cosciente del fatto che si può sempre migliorare. È innegabile che i social se usati come un mezzo lavorativo sono un buon trampolino di lancio per gli artisti. Il consiglio che mi sento di dare è: aprite un profilo Instagram o un canale YouTube, divertitevi fatevi notare ma fate attenzione alla trappola dell’ego. Avere successo sui social, iniziare a ricevere molte attenzioni, può portare a gonfiare l’ego. Personalmente ho cercato di evitarlo con tutta me stessa, e il riuscirci per me è ciò che banalmente si dice “restare sé stessi”.

Cos’è l’arte per te e soprattutto in questo momento difficile,com’è cambiata la tua arte “al tempo del Covid 19 ?

L’arte per me è un ponte tra anima e mondo. È una forma di magia, mette in comunicazione ogni cosa: il dentro col fuori, l’umano col divino, il finito con l’infinito; per me l’arte è respiro vitale ma anche una grande responsabilità. L’arte costituisce le fondamenta del nostro essere umani. Per questo la mia missione è quella di trasmettere ciò che ho appreso, affinché tutti possano fare arte e costruire insieme un mondo migliore.
Oggi più di prima c’è bisogno di questo intento comune. In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo in quarantena per l’emergenza sanitaria, dobbiamo portare bellezza e valore nelle nostre vite e nelle vite degli altri.
Spero di esserci riuscita e di continuare a farlo.
Ed eccomi qui, a rileggere un’intervista ma più semplicemente una confessione fatta a cuore aperto a un’amica lontana. Ognuno ha una storia da raccontare e nessuno è arrivato alla meta senza aver consumato le suole delle scarpe. Quante porte chiuse in faccia e a quante abbiamo bussato prima che ci aprissero… questo è il messaggio che leggo tra le righe di Valentina.
E ogni volta che devo chiudere le battute finali di un articolo mi prendo un pezzettino di anima dei miei intervistati, lo chiudo bene a chiave affinché sia al sicuro e preservato nel tempo.
Ma ora veniamo all’importante segreto per sconfiggere il famigerato e temuto “Drago Degli Acquerelli”
La pazienza, solo la semplice e ambita dama pazienza può placare questo signore e ogni volta che ci sediamo dinanzi ad un foglio con i nostri bei colori e pennelli affilati, portiamo lui rispetto come un servitore fedele farebbe con il suo padrone. Detta così fa molto Medio Evo ma è così che immagino Valentina: una dama che con la sua benevolenza e pazienza ha domato il Drago.

Guardo la tavola illustrata alla quale lavoro.
E io avrò placato il mio Drago?

di Irene Casaccia


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Romina Gadau. Le donne e l’arte al tempo del Covid19

Romina Gadau

Quando ho scelto chi intervistare già sapevo che sarebbe stato un successo. Tranquilli non sono una megalomane ma ho ” l’occhio lungo” e rileggendo tutte le risposte alle mie domande ,confermo la mia tesi. Ho scelto donne diverse tra loro ma unite da un forte spirito combattivo. Voci che pian piano diventano una ed unica come quella di Romina Gadau di cui andrò a raccontare.
Lei si definisce una piccola realtà ma credetemi questa signorina tutta occhi e occhiali da perfetta segretaria, ne ha di cose da raccontare!
Mettetevi comodi perché sarà un articolo corposo.

Parlami un po’ di te. Quali sono stati i tuoi studi e soprattutto quando e perchè hai deciso di fondare questa azienda che chiami una piccola realtà.

I miei studi sono stati artistici da prima al liceo Barabino per passare poi allo IED specializzandomi in illustrazioni per bambini su biglietti d’auguri e racconti. L’obbiettivo che mi ero prefissata era quello di realizzare illustrazioni digitali che oggi vediamo molto spesso. La vita però a volte ti pone delle scelte benché abbia lavorato come illustratrice ricevendo anche dei riconoscimenti tra cui cito i più importanti: il Contest per la realizzazione dell’etichetta dell’azienda San Bernardo pubblicata per molto tempo sulle loro bottiglie di acqua. E’ stata poi la volta della Stamperia, nota azienda di carte e proprio per loro dopo essermi aggiudicata il primo e secondo premio, ho realizzato due carte in stile diverso. Alla fine ho scelto la professione di grafica e web design iniziata nel 2006 fino ad arrivare al 2014. Decisa di puntare su me stessa, ho avviato la mia azienda che naviga tra grafica e personalizzazioni Spesso mi trovo a realizzare personalizzazioni basiche e poco creative, ma preferisco di gran lunga dedicarmi a quelle decisamente uniche dove inserisco anche mie lavorazioni nate dai miei disegni.

Romina tu sei una grafica che realizza prodotti personalizzati. Quanta cura c’è dietro ogni richiesta?

Questa tipologia di lavoro spesso richiede poca cura. Ci si limita a ricevere l’immagine, stamparla e creare il prodotto finito. In realtà non è così, sono minuziosa, guardo il dettaglio, consiglio i miei clienti… sai spesso capita che non abbiano idee chiare e per far si che il risultato del prodotto sia ottimale, lavoro a stretto contatto con loro: dalla bozza iniziale fino alla realizzazione finita. Per me al primo posto viene la felicità del cliente, dal mio lavoro dovrà avere qualcosa di unico e speciale.

Vista la tua passione per il disegno,non ti piacerebbe portare avanti più le tue creazioni?

Mi piacerebbe moltissimo riprendere in mano “l’attrezzatura dell’illustratore”, dalle tempere all’acquerello fino agli inchiostri che tanto mi ricordano i mie fumetti disegnati a china ma per mancanza di tempo non riesco a portare avanti entrambe le cose, anche se ogni tanto mi dedico alla mia arte infatti ho realizzato dei ricami disegnati da me con immagini di cani.


Tra i vari artisti che hanno collaborato con te posso dire con orgoglio di essere tra questi. Hai mai pensato di coinvolgerne qualcuno per una linea di prodotti da avviare sul mercato?

Si questo è un progetto che da tempo vorrei rendere reale al 100% infatti ho già collaborato con vari artisti riguardo “le tazza d’autore”e l’idea di produrre una serie a tiratura annuale rientra tra i miei sogni. Io stessa ho realizzato queste “tazze d’autore” e nel periodo natalizio ne disegno una nuova, affinché chi le acquista abbia una vera e propria collezione. Sono anch’io una collezionista di caricature o ritratti del mio cagnolino Colt.


Proprio su questa frase “piccola realtà”ti chiedo:quanto è importante nell’immenso oceano del web riuscire ad essere competitivi? Cosa lasci ai tuoi clienti, professionalità, unicità o … finisci tu la frase.

In questo oceano di squali l’unica cosa che ti distingue è la professionalità.
Fortunatamente sono circondata da persone che si fidano del mio operato e la frase che spesso mi sento dire è:” lo faccio da te perché mi fido”. Mi da soddisfazione ed è il passaparola continuo da persona a persona che mi permette di lavorare. Alla pubblicità sul web preferisco quella classica forse la più antica ma la più vincente: IL PASSAPAROLA.
Umanità è quello che aggiungerei. Io non sono una macchina,non sono un portale dove carichi la stampa per la tua maglietta. Sono una persona e sono qui per te.

Ultima domanda che forse ti suonerà strana ma nel tuo lavoro un pizzico d’arte ci vuole. Cos’è per te l’arte e com’è cambiato il tuo lavoro e il modo di gestirlo al tempo del Covid19?

Questa è una domanda difficilissima in un momento altrettanto difficile. Al momento lavoro sulla merce che ho in magazzino … molti dei miei fornitori sono fermi e mi capita di non poter accontentare i miei clienti e in più mettiamoci anche che le persone non hanno molta voglia di spendere in questo periodo. Mi sembra che la mia azienda non giri affatto. L’arte per me è realizzare quello che vedo nella mia testa,riuscire a creare cose che altri non immaginano. L’arte è qualcosa che solo con il tuo modo di essere unito a quello che fai, poi donarlo a un’altra persona trasmettendole un’emozione.

Poggio gli occhiali sulla tastiera del PC e stendendo la schiena incrocio le mani dietro la testa. Se fossi un vecchio giornalista di quelli vecchio stampo,mi accenderei una sigaretta compiaciuto e inizierei a battere a macchina, magari una Olivetti di quelle vecchio stile. Perché dico questo? Perché alla fine di ogni intervista è così che mi sento: compiaciuta e soddisfatta e di certo non perché sappia scrivere anzi tutt’altro. La verità è che attraverso me, narro la storia. Storia di donne come quella di Romina.

di Casaccia Irene


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